Chi sono gli hikikomori?

Sono giovani ritirati sociali, per la maggior parte maschi, che tendono a evitare il contatto diretto con la scuola in primis, con il gruppo dei pari in seconda battuta, nei casi più radicali anche con i familiari; si chiudono in stanza e ricostruiscono lì dentro il proprio universo, usufruendo della virtualità offerta da internet e dal gaming online.

Un fenomeno in continua espansione!

Negli anni abbiamo conosciuto hikikomori attraverso tanti canali: lavorando a scuola, dove ogni tanto alcuni ragazzi che seguivamo si sono letteralmente dileguati; lavorando con i Servizi Sociali; lavorando con i gruppi di genitori, che spesso ci raccontano dei loro figli chiusi in casa; lavorando con gli anziani, nonni che, mentre i genitori sono al lavoro, dividono la casa con nipoti chiusi in camera.

In ognuno di questi contesti ci siamo accorti di una cosa: dell’inadeguatezza degli strumenti disponibili per far fronte al problema.

La nostra Squadra di Pronto Intervento Educativo

Per questo abbiamo pensato a una Squadra di Pronto Intervento Educativo, composta da 6 educatori/psicologi selezionati in base a uno specifico profilo, tra cui la giovane età (tutti under 30 anni) e gli interessi (ad esempio il gaming online).

6 educatori divisi su 6 assi territoriali: Milano-Varese, Milano-Pavia, Milano-Sondrio, Milano-Mantova, Milano città.

Giovani professionisti sensibili e formati, disponibili a recarsi presso il domicilio delle persone in orari che altri reputerebbero “indecenti”: sera tardi, mattina presto, insomma quando serve, per andare incontro ai bisogni di questi ragazzi che spesso invertono i ritmi sonno-veglia, rimanendo svegli la notte e dormendo il giorno.

Il nostro metodo: Open Dialogue

La parola d’ordine dei nostri operatori è NIENTE PREGIUDIZI. Riteniamo, infatti, che gli hikikomori non siano solo “ragazzi problematici”; si tratta, invece, di adolescenti e post-adolescenti che incarnano una critica a volte radicale alla contemporaneità, fatta di competizione, di culto del sé, di scarsità di tempi da dedicare alla relazione e alla crescita interiore.

Per questo motivo, il nostro metodo, l’Open Dialogue (che noi traduciamo con “Dialogo franco”), mette al centro il ragazzo hikikomori e il suo punto di vista, e cerca di renderlo visibile ai genitori, alla famiglia allargata, alla scuola e agli altri operatori presenti sul campo. Nel frattempo, con il ragazzo si instaura un confronto paritario e aperto sui temi di cui si fa portavoce e interprete, cercando di disintossicare alcune narrazioni eccessivamente pessimistiche o ciniche. È la fiducia che si crea tra operatore e ragazzo il guscio principale dentro il quale far nascere un nuovo piccolo mondo alternativo a quello della stanza chiusa e buia.

Informazioni e contatti

Se conoscete qualcuno che in questo momento è in difficoltà e secondo voi merita un’opportunità, non esitate a chiamarci o a scriverci: 3661405036, armando.toscano@aclimilano.com


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